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LA DISCIPLINA NELLO YOGA

Il ruolo della disciplina yoga  di Sw Chidananda
 
          

Lo Yoga ha le sue fondamenta nella Virtù. La disciplina etica è assolutamente necessaria per il successo nello Yoga. La disciplina etica è la pratica della giusta condotta nella vita. Le due colonne portanti morali dello Yoga sono Yama e Niyama, che l’aspirante yogi deve adottare nella sua vita quotidiana. La pratica di Yama e Niyama sradicherà tutte le impurità della mente. Infatti Yama e Niyama sono le fondamenta della filosofia Yoga.

In questa età moderna Gurudev Swami Sivananda può apparrire come una voce che viene dall’Eterno, da un lontano passato. In realtà egli è venuto per risvegliarci, sollevarci ed indirizzarci verso il completamento del divino destino della nostra vita. Ed egli sta ancora facendo questo; la sua presenza spirituale è una chiamata al risveglio, una ispirazione perenne. Gurudev è il sostenitore di alcune discipline pratiche: ” Abbiate una certa routine giornaliera, prendete certe risoluzioni, aderite a certi principi”. Egli è un moderno profeta. Egli insistette sulla disciplina tramite: 1) Diario Spirituale, 2) Le Venti Istruzioni Spirituali, 3) Risoluzioni, 4) Routine Giornaliera.  

            La disciplina può essere vista da due punti di vista estremi: 1) un modello e un sistema di Sadhana e disciplina rigido e altamente delimitato, oppure:  2) “ Non legate voi stessi a nulla; è un indottrinamento volto a condizionarvi. Non rendetevi schiavi o non condizionate voi stessi. Siate liberi.”
            Questo secondo punto di vista è dovuto ad una fondamentale mancanza di comprensione. C’è un tempo e luogo per ogni cosa. C’è un tempo opportuno quando è necessario legarsi alla disciplina, altrimenti si è perduti. Regole e regolamenti sono necessari, la disciplina è necessaria, adottare certi principi per vivere è necessario. Ma questo non significa che uno deve essere legato ad essi per sempre. Gradualmente uno evolve e va al di là. E arriva un tempo che tutto ciò decade da se. Ma dire che tutte queste cose sono un nonsenso, che ci rendono schiavi, che non sono necessarie anche all’inizio, è la dimostrazione di una visione molto limitata.
            Gurudev insisteva sulla disciplina. Ma allo stesso tempo, se questa diventava meccanica, priva di significato, una routine altamente legante, egli era pronto a dire immediatamente: “ Lasciate perdere! ” Egli conosceva ambedue le facce del problema. Sapeva quello che era necessario e quando si potevate andare oltre. Era sempre molto flessibile. Però non era come i Sadhaka che, con un atteggiamento negligente e trascurato hanno un  approccio spensierato verso lo yoga e la realizzazione spirituale. Egli non ha mai approvato questo. Ha detto che a meno che non disciplinate voi stessi, voi non potete generare un potere spirituale, non potete fare Tapasya (austerità). Tuttavia egli non cambiò mai il suo punto di vista su un punto: “ L’egoismo umano e l’ego sono duri a morire, essi non sono semplici da sradicare. Quindi non abbandonate mai il servizio altruistico, disinteressato, privo di ego. Gurudev insisteva sempre sull’indispensabile necessità del servizio altruistico pieno di amore e di compassione.

L’auto controllo non si raggiunge in un giorno, ma dopo una lunga e continuata pratica, con zelo ed entusiasmo. Il progresso nello Yoga può essere solo graduale. Molta gente abbandona la pratica della concentrazione dopo qualche tempo, quando non vede nessuna tangibile prospettiva di acquisire poteri. Essa diventa impaziente, fa poco e aspetta molto. Questo è male. Facendo un qualsiasi tipo di pratica in modo irregolare, questa non porta il frutto desiderato. L’esperienza diretta è l’obbiettivo della vita; sebbene gli sforzi o la pratica siano dolorosi all’inizio, tuttavia ciò porta Suprema Gioia alla fine.

 Il Signore Krishna dice ad Arjuna: “la Suprema Gioia è per quello Yogi la cui mente è pacifica, la cui natura passionale è controllata, che è puro ed è della natura dell’Eterno”. ( B.G. VI - 27).

OM SHANTI

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