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DHARANA

 

La Concentrazione “Dharana”

di Swami Chidananda

 Dharana significa “concentrazione”, comporta tenere la mente fissa su un unico punto e mantenerla così per lungo tempo. Quando si raggiunge la capacità di interiorizzare la mente, mantenendola ferma su un oggetto all’interno per almeno quindici secondi( o dodici matras), questo viene considerato come una concentrazione (Dharana). Un matra può essere considerato equivalente a un secondo. Continuando con perseveranza la pratica di Dharana il tempo di concentrazione inevitabilmente crescerà. Con la pratica continua, si giunge alla capacità di mantenere la mente focalizzata su un singolo punto senza distrazioni e movimenti della mente per 144 secondi (2,24 min.) o un periodo di 12 Dharana, ciò è chiamata Dhyana ovvero “meditazione”. Dodici continue e ininterrotte meditazioni fanno un Samadhi. In tale stato c’è solo un pensiero, una unica sola vritti. Così, meditazione significa continua concentrazione della mente su un’unica idea con l’esclusione di tutte le altre. Continuando a praticare finché il samadhi stesso diventa sempre più profondo, sempre più intenso, fino al totale distacco in cui il corpo non viene più sentito. Questo è yoga Abhyasa (continua pratica).
 La concentrazione è una questione di un persistente e perseverante sforzo(Abhyasa). Non è un processo che dà risultati in una notte. Solo quando si è perfettamente convinti e pieni di fede, fermi nel proprio proposito circa la meta finale della realizzazione, che si può attraversare il duro processo della concentrazione. Affinchè la concentrazione possa diventare stabile e piena di successo, ci vengono insegnati vari metodi per rendere questo processo della concentrazione più interessante possibile.
 Innanzitutto stabilire quello che si ritiene essere molto piacevole perché è proprio su questo che la mente ama fissarsi spontaneamente. La concentrazione è sempre piacevole per un Bhakta (devoto) perché pensare al suo amato è la cosa per lui più piacevole che esiste. Mentre un Vedantino(filosofo impersonalista) deve invocare onde di ispirazione come ad esempio: “Io sono beatitudine e gioia indescrivibili”. Egli cerca di riempire se stesso con quel tipo di esaltazione.
 E’ tutta una questione di allenamento mentale. Vari artifizi devono essere adottati dal ricercatore – concentrandosi sul suono di OM o su un qualsiasi altro mantra, ripetendo il mantra con continuità fino a saturare la mente, in tal modo la mente non ha nessuna possibilità di spostarsi dall’oggetto di concentrazione. Se invece la mente si rifiuta di concentrarsi, allora è bene lasciate stare, leggere qualche cosa di ispirante in grado di calmare la mente o fate dei bajan o kirtan. Quando lo stato d’animo ritorna di nuovo calmo riprendere l’esercizio della concentrazione.

Buona Pratica

 

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