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Vincere la paura grazie allo yoga

VINCERE LA PAURA ATTRAVERSO LO YOGA 

di M.to felice Vernillo

Prima di occuparci della paura ritengo sia necessario chiarire cosa sono le emozione e come operano sulla nostra condizione psicofisica, chiedendoci: 

- Come si sviluppano le emozioni? Nascono da sole oppure da noi stessi?
- Come si diventa emotivi?
Lo Yoga dice che è necessario capire la relazione tra causa ed effetto.
Una emozione potrebbe essere l’effetto di qualcosa oppure la causa di qualcosa, se conosciamo la causa delle emozioniallora, saremo in grado di sapere come fare per gestirle. Finché non impariamo a lavorare con il respiro, non saremo in grado di interagire con le nostre emozioni.

Le emozioni più conosciute e frequenti sono: Gioia – Tristezza – Paura - Rabbia

Chiunque nel corso della propria vita sperimenta emozioni e sa che si riverberano nel corpo: la gioia sul cuore, la tristezza sui polmoni, entrambi nel torace. Mentre la Paura sui reni, la Rabbia sul fegato, entrambi nell’ addome.

La funzione respiratoria implica un “Vuotare” e “Riempire” tramite l’interazione tra addome e torace, interazione regolamentata dal sistema nervoso centrale.

Il comportamento dell’intelletto e il comportamento delle emozioni sono due cose distinte; entrambi, però, disturbano tre aspetti della persona:

  1. Il tono muscolare
  2. La postura
  3. Equilibrio meccanico

Questi tre aspetti che dipendono dal cervelletto, governano e controllano il cervello emozionale e non il cervello umano. Questo spiega l’importanza del concetto delle Asana (postura) Yoga, che attraverso il corpo rappresenta anche un’attitudine mentale. 

Riflettiamo: perché assumiamo differenti posture o configurazioni posturali ? Perché manteniamo queste posture per qualche tempo? 

Se ci guardiamo intorno, notiamo che alcune persone hanno un “atteggiamento chiuso” (corpo incurvato in avanti) e, una volta che entriamo in comunicazione con loro ci accorgiamo che sono depresse all’interno. In questa condizione di depressione, si chiudono alle emozioni. 

A differenza per esempio di atleti competitivi che, invece, hanno un “atteggiamento aperto” (corpo esteso anteriormente) di chi è pronto ad affrontare chiunque.

Quindi le attitudini che possono crearsi sono: 

  1. atteggiamento chiuso (corpo incurvato in avanti)
  2. atteggiamento aperto (corpo esteso anteriormente)

In questo momento in cui ogni essere umano in tutto il mondo si sente minacciato e assediato da un nemico invisibile come un virus, in grado di mettere a repentaglio la vita individuale e collettiva, ogni persona a causa di ciò si sente invasa anche da un altro “nemico”, alleato del virus, anch’esso invisibile, che però colpisce dall’interno; “la Paura”.

La paura è una risposta biologica primordiale insita in ogni essere vivente, che nasce dall’interno come risposta a messaggi identificati dall’organismo come un pericolo in grado di minacciare la propria sopravvivenza. Quindi la paura di per se è una risorsa per l’essere vivente, in grado di proteggere la sua sopravvivenza e dell’intera specie umana. 

La paura quindi è parte integrante della vita dell’essere umano, che si manifesta sotto forma di stress, provocando una serie di risposte dell’organismo regolate dal sistema nervoso chiamato “sistema nervoso simpatico”. Quando lo stressrimane nella norma ad esplicare la sua funzione fisiologica, scientificamente viene chiamato eurostress, quando invece supera un certo livello, divenendo overdose, cioè molto più alto e persistente rispetto alla oggettiva necessità, innesca un processo di distruzione interna che scientificamente viene chiamato distress. 

La pandemia sta producendo una grande psicosi della paura, tutti sono spaventati a morte, sollecitati costantemente da una grande quantità di notizie negative diffuse costantemente dai mass media. 

Studi scientifici hanno evidenziato l’impatto dei pensieri ed emozioni, sul sistema immunitario dell’uomo. Questi studi hanno dimostrato che stress, paura ed emozioni negative, tramite il sistema limbico definito anche “cervello emotivo”, producono una risposta interna tale da indebolire il sistema immunitario.

La scienza yoga ha già da tempo immemorabile compreso questo fenomeno psicosomatico. Infatti la disciplina yoga attraverso le sue pratiche sperimentate da millenni permette di prendersi carico della propria salute e benessere integralmente, attraverso una costante pratica yoga ci si allena a rimanere centrati sulla propria salutogenesi(processo di evoluzione dello stato di salute), piuttosto che centrarsi sulla patogenesi (processo evolutivo lo stato di malattia) che peggiora con la paura. 

Lo Yoga Integrale costituito da asana, pranayama e meditazione svolge la funzione di condurre il praticante dallapatogenesi alla salutogenesi.

La disciplina yoga integrale agisce su tutti i piani esistenziali, dal più esterno, quello fisico a quello più sottile, la mente. Un cammino che ha inizio dall’igiene mentale, seguita da quella fisica, fino a quella emotiva con conseguente benefico riflesso sul sistema immunitario. 

Riteniamo di avere tutte le conoscenze necessarie al giorno d’oggi per considerarci delle persone istruite e colte, però, questo palloncino gonfiato che tutti noi siamo, si sgonfia nel momento in cui si entra nel merito della questione dell’essere, del "dove ci troviamo", del "dove esistiamo…", del “come ci sentiamo”. Nel momento in cui ci rendiamo conto che ci manca la conoscenza essenziale, questa constatazione può subito diventare un elemento di disturbo.

Probabilmente era così già dai tempi del “Samkhya Yoga”, tanto da essere stato messo al primo posto rispetto alle sofferenze umane “Avidya”, la mancanza di conoscenza o ignoranza(di “chi io sono” realmente). Questa è una mancanza di conoscenza che, forse, abbiamo tutti e che ci accomuna tutti.

Se vogliamo raggiungere uno stato di benessere reale, frutto dell’integrazione di tutte le componenti dell’essere, dovremo prendere in considerazione tutti i fattori irritanti che disturbano l’essere, di cui la “Paura” è il più forte.

Lo Yoga grazie alla sua esperienza millenaria afferma che finché non impariamo a controllare il respiro, non saremo in grado di gestire le emozioni negative.

I testi della scienza yoga menzionano il concetto dei cinque corpi (Kosha) o strati della coscienza
che seguono un ordine che va dal più grossolano al più sottile: 

  1. Il più evidente è il corpo fisico (Annamaya Kosha), 
  2. poi c’è il corpo respiratorio o pranico (Pranamaya Kosha), 
  3. poi il corpo emozionale (Manomaya Kosha), 
  4. poi il corpo intellettuale (Vijnanamaya Kosha), 
  5. poi il corpo esistenziale (Anandamaya Kosha).


Prima di arrivare al corpo emozionale bisogna operare con i due precedenti corpi: 

  1. il corpo fisico
  2. il corpo respiratorio

Per questo, lo yoga suggerisce la strada costituita da: Yama e Nyama - Asana – Pranayama – Dhyana.

Un cammino evolutivo verso la cosiddetta realizzazione di“chi io sono” che lo yoga post-pone, dopo la rimozione di tutti i fattori inquinanti l’intero sistema corpo-mente, attraverso un processo di purificazione denominato “Kriya Yoga”:

Y.S. II- 1: “Tapah Svadhyayshvara Pranidhanani kriyayogah”
"Sforzo, studio di sè, abbandono al controllore supremo è Kriya yoga"

Y.S. II. 3 : “Avidya asmita raga dvesha abhiniveshah kleshah” -
"Le affizioni dell'essere umano sono: ignoranza (credere che: “Io sono il corpo”), egocentrismo, attaccamento, repulsione, attaccamento alla vita (paura della morte)".

Lo yoga realizza così il suo progetto di condurre l’essere umano a riconoscersi, a realizzarsi per liberarsi dalla paura del futuro e del presente “Moksha”.

 

UNA PRATICA DI BASE ALLA PORTATA DI TUTTI

Ujjayi Pranayama 

In questo termine troviamo la radice ”Ud” che significa elevare, sollevare, portare verso l'alto, e “Jaya”  che è una forma di saluto, un'espressione di gioia e di vittoria: “Ujjayi” può quindi essere tradotto  con “evviva o sia lodato il vittorioso”.

 

TECNICA

Questa pratica è caratterizzata da un leggero restringimento del passaggio dell'aria nella gola, dovuto ad una parziale chiusura della glottide. 

In posizione a gambe incrociate, con la colonna vertebrale perfettamente dritta, posizionare il capo con il mento inclinato verso il petto e leggermente ritratto. Appoggiare delicatamente la lingua sul palato superiore in modo da provocare una leggere chiusura della glottide, fino a sentire il suono che l'aria produce mentre scorre nella gola. A seconda dell'intensità della chiusura della glottide, il suono (Ujjayi pranayama) diviene più o meno intenso.

Considerando che la glottide fisiologicamente si chiude tutte le volte che deglutiamo qualcosa, per questa pratica usiamo l'artificio di deglutire a vuoto per produrre la stessa contrazione, una volta prodotta questa parziale contrazione deve essere mantenuta in modo tale da realizzare la respirazione Ujjayi pranayama correttamente.

La funzione della parziale chiusura della glottide è quella di ridurre il passaggio dell'aria verso la trachea per rallentare il respiro. Il respiro che scorre rallentato con Ujjayi pranayama è caratterizzato, oltre che dalla lentezza del flusso, dal suono prodotto dal respiro.

Durante lo scorrere del respiro lento e sonoro riempire fino alla capienza massima i polmoni in una fase, e con la stesso lento e sonoro flusso respiratorio svuotare totalmente la capienza polmonare, proseguendo così per tutto il tempo della pratica. 

 

 BENEFICI

A  livello fisico, Ujjayi pranayama riequilibra tutte le funzioni interne, migliora l'ossigenazione, la pressione e la circolazione sanguigna, riequilibra il sistema nervoso vegetativo con conseguente riduzione del cosiddetto distress (overdose di stress) fino al totale rilassamento mentale.
Una mente pacificata è una mente felice.

Buona pratica

 

COME SCEGLIERE L'INSEGNANTE YOGA

COME SCEGLIERE CON SAGGEZZA IL PROPRIO INSEGNANTE YOGA

Lo yoga è una disciplina che, negli ultimi anni, ha visto aumentare notevolmente i praticanti, gli insegnanti e le attività produttive che ruotano intorno a questo mondo, divenuto sinonimo di benessere.
La mia personale esperienza maturata negli ultimi trent’anni nel campo dello yoga, prima come allievo poi come insegnante in lezioni settimanali e soprattutto negli ultimi sedici anni, come formatore di insegnanti yoga, mi ha permesso di avere a che fare con persone che si rivolgevano allo yoga per trovare soluzioni a problemi al collo, alla schiena, alle ginocchia, alle caviglie, al bacino, stress, insonnia ecc….Ho constatato sul campo che, per insegnare yoga in questa epoca è indispensabile una buona conoscenza dell’anatomia del corpo umano. Perciò la capacità di un insegnante di eseguire posizioni stupefacenti non è correlata alla conoscenza dell’anatomia umana o a come istruire gli altri alla corretta pratica yoga.
Il quesito che sorge quindi è come si fa a decifrare un insegnante yoga di alto livello e qualificato, da uno che è solo abile nel posizionare le gambe dietro il collo?

Se siete alla ricerca di un insegnante di yoga, prima di tutto vi consiglio di dare un'occhiata alle biografie, alle esperienze e poi all'accreditamento dell'insegnante. Sappiate che molti insegnanti, specialmente negli ultimi anni, si sono votati allo yoga, dopo anni di pratica di altre discipline come arti marziali, fitness, danza, teatro ecc.. Diversi tra questi anche qualificati nella disciplina di provenienza, per esempio in possesso di una qualifica come cintura nera (la più alta), questo non è assolutamente un requisito di qualità per un insegnante yoga, così non lo può essere una ex grande ballerina di danza classica.

Lo yoga è un’arte che va appresa totalmente nella sua specificità,  non può essere banalizzata, mischiata a tecniche di altre discipline riducendola a sola abilità nella contorsione del corpo. Le qualifiche, i titoli di un vero insegnante yoga devono provenire dal campo della disciplina yoga, conseguenti ad una esperienza personale vissuta e maturata nel tempo, appresa soprattutto come stile di vita prima ancora che come professione.

La seconda cosa da fare è controllare le loro specifiche qualifiche, che dovrebbero essere trasparenti, pubbliche, quindi elencate su un sito web. La qualifica minima necessaria per iniziare l’esperienza come insegnante yoga è una formazione svoltasi in 250 h, in un arco di tempo congruo (ideale due anni), in grado di permettere un corretto e graduale apprendimento. Tuttavia per poter essere in grado di gestire le problematiche psico-fisiche di allievi neofiti la preparazione richiede un’istruzione che va ben oltre le 250h, ovvero dalle 350h alle 700h, maturata in un arco di tempo dai tre ai cinque anni. Inoltre la qualifica dovrebbe essere accreditata presso un ente di registrazione come Yoga Alliance Professionals, enti di accreditamento secondo la norma UNI(dimostrato da un logo presente sul sito web dedicato). Essere accreditati presso un ente di registrazione è un buon indicatore della capacità di insegnamento. Un accreditamento nell’ambito della disciplina yoga suggerisce che le qualifiche dell'insegnante sono state sottoposte ad un “controllo e verifica” quindi non sono semplicemente insegnanti auto-referenziali, ma hanno la formazione necessaria per dimostrarlo.
Poi vanno valutati gli insegnamenti offertii. Prendetevi il tempo di leggere la descrizione del metodo e che tipo di insegnamenti propone, e valutate se soddisfa le vostre esigenze. Fatevi un'idea di cosa cercare sulla base della vostra personale situazione. Un pò di ricerca si rende necessaria, se siete alla ricerca di lezioni specialistiche, ad esempio; yoga per la gravidanza o per problematiche come ernia,  in questo caso l'insegnante dovrebbe avere la relativa specifica formazione; le qualifiche in questo campo sono indispensabili.

Riassumendo date un'occhiata alla biografia, alle esperienze e all'accreditamento, tutto questo vi aiuterà a trovare l'insegnante yoga giusto per voi. Si evitano così i rischi connessi alla possibilità di affidarsi a un insegnante non qualificato. L'insegnante yoga migliore per voi è quello che meglio risponde alle vostre esigenze e che ha le qualifiche per farlo.

Om Shanti

M.to Felice Vernillo

 

P.S.

Leggi: Lezioni e Formazione online, ATTENZIONE!

 

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