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LA MENTE DURANTE L'ASANA

IN QUALE DIREZIONE SI MUOVE LA MENTE DURANTE L’ASANA

Durante un esercizio fisico, la mente è concentrata su qualcosa che avviene all’esterno mentre in “Asana”, la mente si deve muovere verso l’interno. 
Patanjali ci dice che ci sono due modi di praticare Yoga:

  1. Bahiranga Yoga, che letteralmente significa Yoga esterno
  2. Antaranga Yoga, interiorizzazione delle nostre facoltà, Yoga rivolto verso l’interno


I nostri organi senso-motori o Indriya (cinque strumenti di azione e cinque strumenti di percezione), tendono a condurci verso oggetti esterni; 

  • Karmendriyasono i cinque organi motori, 
  • Jnanendriyasono le cinque facoltà sensoriali.

Ogni facoltà sensoriale ha la sua modalità operativa (Tanmatra); sia attraverso le attività motorie, sia attraverso le percezioni sensoriali. Gli Yogi devono anche tener presente l’importante concetto di Pratyahara, per poter lavorare con le “facoltà interiori”. infatti, per praticare Asana, la persona deve essere in grado di “distaccarsi” dall’ambiente esterno.

Dobbiamo capire quale stato di coscienza si crea, in relazione all’asana praticata. Non è la posizione del corpo ad essere importante nell’esecuzione delle varie Asana ma piuttosto  lo stato di coscienza che queste Asana devono produrre; bisogna essere, ovvero far si che determinati messaggi inviati dal nostro corpo giungano alla coscienza:

  1. Che cosa succede alla nostra mente in Asana?
  2. Quali messaggi iniziamo a ricevere dal corpo?

Da un’azione volontaria passiamo ad un’attività involontaria, una modalità di utilizzare le Asana per trasformarle in uno “stato di coscienza”, poiché Asana non è un obbiettivo finale, ma è un mezzo. Infatti Patanjali ci parla di ciò che avviene se si pratica correttamente Asana. Il sutra che ci parla di questo:

 Y.S. II – 49: Tasmin Sati Svasa Prasvasa Yor Gati Vicchedhah Pranayamah

“Quando siamo in quella particolare postura o situazione ,la consapevolezza del movimento di inspiro ed espiros'interrompe e, così, la nostra coscienza non è più legata a ciò che avviene a livello di respiro:

  1. La nostra coscienza tende ad andare verso l'esterno
  2. La nostra coscienza ci riporta verso l'interno 
  3. Oppure il comportamento della coscienza si ferma nello stato in cui si trova non c'è più movimento verso l'esterno, né rientro verso l'interno ma c'è semplicemente una situazione di stallo.

Questo è ciò che Patanjali intende per Pranayama; con il Pranayama lavoriamo con il flusso del respiro ed Asana è l’elemento fondamentale per raggiungere questo stato. Nello Yoga, obbiettivo finale è quello di raggiungere la “realizzazione di sé” ossia la propria ”svarupa”, la propria forma originale.
Fare esperienza è un requisito base nello Hatha Yoga. L’esperienza del corpo può essere fatta o direttamente o attraverso alcune delle sue funzioni, Il corpo è il primo requisito necessario per poter sperimentare la nostra esistenza. Su ciò si basa il concetto molto importante nello Hatha Pradhipika  legato alla purificazione del corpo:

Lo Hatha Yoga vede il corpo come un recipiente Ghata che di tanto in tanto va lavato

Le pratiche inerenti il lavaggio sono:

  1. Pulizia della struttura (Deha Shuddhi)
  2. Pulizia dei canali energetici ( Nadi Shuddhi)
  3. Correzione del funzionamento dell’energia vitale (Prana shuddhi)
 Shuddhi, la purificazione del corpo in superfice ed in profonditàè la base dello Hatha Yoga.

Per il buon funzionamento del corpo un ruolo importante lo hanno anche  mudra e bandha e quando grazie alle pratiche di asana, pranayama, mudra e bandha tutto funziona per il meglio, lo stato di benessere che ne consegue è chiamato “Nadanusandhana” che  riguarda il risultato ottenuto.

Quando si parla di ritorno alla propria vera natura originale “Svarupa”, la difficoltà di ritornare verso questo stato, può riguardare tre spazi:  

  1. Bahyakasha – spazio esterno
  2. Antarakasha – spazio interiore
  3. Chidakasha – spazio del sé / spazio della coscienza

Può intervenire qualche cosa che impedisce il ritorno verso sè stessi.
La pratica si basa su questi concetti: Passare dallo spazio esterno, allo spazio interiore, poi ci portiamo nello spazio del cranio o “Chidakasha”.  Ciò significa che da un approccio unicamente tecnico si passa ad un approccio esperienziale, rivolto all’individuo.
La tecnica è importante, ma l’esperienza lo è ancora di più… lavorare attraverso la pratica per trasformarla in uno “stato di coscienza”. Praticare così è Yoga Sadhana.

 

Buona pratica.

COME SCEGLIERE L'INSEGNANTE YOGA

COME SCEGLIERE CON SAGGEZZA IL PROPRIO INSEGNANTE YOGA

Lo yoga è una disciplina che, negli ultimi anni, ha visto aumentare notevolmente i praticanti, gli insegnanti e le attività produttive che ruotano intorno a questo mondo, divenuto sinonimo di benessere.
La mia personale esperienza maturata negli ultimi trent’anni nel campo dello yoga, prima come allievo poi come insegnante in lezioni settimanali e soprattutto negli ultimi sedici anni, come formatore di insegnanti yoga, mi ha permesso di avere a che fare con persone che si rivolgevano allo yoga per trovare soluzioni a problemi al collo, alla schiena, alle ginocchia, alle caviglie, al bacino, stress, insonnia ecc….Ho constatato sul campo che, per insegnare yoga in questa epoca è indispensabile una buona conoscenza dell’anatomia del corpo umano. Perciò la capacità di un insegnante di eseguire posizioni stupefacenti non è correlata alla conoscenza dell’anatomia umana o a come istruire gli altri alla corretta pratica yoga.
Il quesito che sorge quindi è come si fa a decifrare un insegnante yoga di alto livello e qualificato, da uno che è solo abile nel posizionare le gambe dietro il collo?

Se siete alla ricerca di un insegnante di yoga, prima di tutto vi consiglio di dare un'occhiata alle biografie, alle esperienze e poi all'accreditamento dell'insegnante. Sappiate che molti insegnanti, specialmente negli ultimi anni, si sono votati allo yoga, dopo anni di pratica di altre discipline come arti marziali, fitness, danza, teatro ecc.. Diversi tra questi anche qualificati nella disciplina di provenienza, per esempio in possesso di una qualifica come cintura nera (la più alta), questo non è assolutamente un requisito di qualità per un insegnante yoga, così non lo può essere una ex grande ballerina di danza classica.

Lo yoga è un’arte che va appresa totalmente nella sua specificità,  non può essere banalizzata, mischiata a tecniche di altre discipline riducendola a sola abilità nella contorsione del corpo. Le qualifiche, i titoli di un vero insegnante yoga devono provenire dal campo della disciplina yoga, conseguenti ad una esperienza personale vissuta e maturata nel tempo, appresa soprattutto come stile di vita prima ancora che come professione.

La seconda cosa da fare è controllare le loro specifiche qualifiche, che dovrebbero essere trasparenti, pubbliche, quindi elencate su un sito web. La qualifica minima necessaria per iniziare l’esperienza come insegnante yoga è una formazione svoltasi in 250 h, in un arco di tempo congruo (ideale due anni), in grado di permettere un corretto e graduale apprendimento. Tuttavia per poter essere in grado di gestire le problematiche psico-fisiche di allievi neofiti la preparazione richiede un’istruzione che va ben oltre le 250h, ovvero dalle 350h alle 700h, maturata in un arco di tempo dai tre ai cinque anni. Inoltre la qualifica dovrebbe essere accreditata presso un ente di registrazione come Yoga Alliance Professionals, enti di accreditamento secondo la norma UNI(dimostrato da un logo presente sul sito web dedicato). Essere accreditati presso un ente di registrazione è un buon indicatore della capacità di insegnamento. Un accreditamento nell’ambito della disciplina yoga suggerisce che le qualifiche dell'insegnante sono state sottoposte ad un “controllo e verifica” quindi non sono semplicemente insegnanti auto-referenziali, ma hanno la formazione necessaria per dimostrarlo.
Poi vanno valutati gli insegnamenti offertii. Prendetevi il tempo di leggere la descrizione del metodo e che tipo di insegnamenti propone, e valutate se soddisfa le vostre esigenze. Fatevi un'idea di cosa cercare sulla base della vostra personale situazione. Un pò di ricerca si rende necessaria, se siete alla ricerca di lezioni specialistiche, ad esempio; yoga per la gravidanza o per problematiche come ernia,  in questo caso l'insegnante dovrebbe avere la relativa specifica formazione; le qualifiche in questo campo sono indispensabili.

Riassumendo date un'occhiata alla biografia, alle esperienze e all'accreditamento, tutto questo vi aiuterà a trovare l'insegnante yoga giusto per voi. Si evitano così i rischi connessi alla possibilità di affidarsi a un insegnante non qualificato. L'insegnante yoga migliore per voi è quello che meglio risponde alle vostre esigenze e che ha le qualifiche per farlo.

Om Shanti

M.to Felice Vernillo

 

P.S.

Leggi: Lezioni e Formazione online, ATTENZIONE!

 

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