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6 RAJA YOGA – Pratyahara di Sw. Chidananda

RAJA YOGA Una via all’integrazione  

Dopo aver conosciuto il quarto stadio del raja yoga ( Pranayama), che è anche l’ultimo stadio dello yoga “esterno”, il quinto ; il pratyhara, è il primo stadio del così detto yoga “nterno”, nessuno meglio del nostro amato maestro può illuminarci al riguardo.

Pratyahara   di Sw. Chidananda
 
 ……
La mente è lo strumento per il raggiungimento del supremo frutto dello Yoga. Ma la mente che è piena di impurità, è un ostacolo per lo Yoga, benché la stessa  mente, quando diventa raffinata, quando le impurità sono rimosse, quando la caratteristica dell’oscillazione è arrestata, diventa lo strumento per lo Yoga.
            Se la mente si collega con gli oggetti dei sensi, i sensi vanno agli oggetti. Quando la mente riposa sul vostro ideale spirituale, questo tiene la mente sempre occupata e le tentazioni non la trascinano via. Anche quando gli oggetti vanno a sbattere sui sensi, i sensi non trasmettono le sensazioni alla mente. Un uomo può guardare ma non vedere, può udire ma non ascoltare, può toccare ma non sentire. In questo modo il contatto con la mente è gradualmente ridotto. Quando le viene dato il nostro ideale come base su cui  può riposare, allora la mente diventa ritirata in se stessa. La base che viene data alla mente la rende introvertita e i sensi perdono il loro stimolo ad andare verso gli oggetti. Così si effettua un ritiro della mente e questo prepara la mente alla concentrazione. Infatti prima di fissare la mente  dovete tirarla via da tutti gli oggetti. Questo processo è chiamato “Pratyahara”. I raggi della mente sono riuniti insieme e centralizzati.
            Pratyahara è  tradotto come “ritiro, ritirare”. Per questo scopo voi rimuovete i sensi dagli oggetti dei sensi. Da qui deriva la necessità dell’isolamento, perché qui non trovate molte distrazioni. In un sol colpo, andando in ritiro,  riducete il flusso dei sensi verso gli oggetti e l’agitazione della mente.
            Pratyahara allontana sia il mondo esterno degli oggetti dei sensi, sia il mondo interno della mente e i suoi processi di pensiero. Uno si potrebbe aspettare che gli oggetti fuori dalla vista siano fuori dalla mente, ma non è così.  Essi sono molto presenti nella mente, vengono dall’interno. Perché? Perché voi avete introdotto costantemente le impressioni di questi oggetti nella vostra mente. Quando sedete per la vostra meditazione giornaliera, la mente comincia a vagare in varie direzioni e a pensare a numerosi oggetti.
Voi dovete essere fermi; come e quando la mente comincia ad andare verso pensieri esterni, dovete riportarla indietro e dirigerla di nuovo verso l’oggetto della meditazione, di nuovo e di nuovo. Come, giorno dopo giorno, fate questa pratica del pratyahara, la vostra mente prenderà l’abitudine ad essere introversa; allora gli oggetti non avranno più il potere di attirare fuori i sensi.
            La maggior parte delle persone vive nelle città e per esse il pratyahara deve diventare uno stile di vita. Dovete imparare l’arte del distacco interiore anche nel mezzo delle attività, l’arte di non permettere agli oggetti esterni di andare nelle profondità della vostra coscienza anche se passano davanti ai vostri occhi  come un caleidoscopio o un film. Distaccate la mente. Fate che essa abbia un’altra base, un qualche altro punto focale, anche nel mezzo del confuso mondo esteriore. Lo Yogi dovrebbe portare con sé un ininterrotto pensiero sull’assoluto, un ricordo  dentro se stesso, sempre, sempre.
            C’è ancora un altro aspetto da considerare. Supponiamo che le  impressioni sono già entrate nella mente. Ebbene, allora distaccate l’ego e la sensazione che voi siete colui che agisce, dalla mente. Dite: “ No, rifiuto di essere coinvolto in questo, rifiuto di associare me stesso in ciò, rimango separato da questo. Sono solo un testimone di questo, sono solo la coscienza che testimonia.” Così, staccate il vostro legame con la mente. Siate solo una non influenzata, distaccata coscienza che testimonia. Ad Arjuna, il Signore Krishna ricordò che egli non era completamente distaccato e che doveva stabilirsi nel continuo ricordo del Divino. . “Essendo stabilito nello Yoga esegui le azioni abbandonando ogni attaccamento.” (Gita 2.48).

Il signore  vi benedica tutti!  

 

 

BUONA PRATICA                                                  HARE OM

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