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5 RAJA YOGA – PRANAYAMA

RAJA YOGA Una via all’integrazione

 

 PRANAYAMA

Il Pranayama è la pratica che rappresenta l’evoluzione naturale delle Asana .
La parola Pranayama è composta da due radici : Prana e Yama . Prana è nella terminologia Yoga la parola che indica quella forza, quella energia cosmica che tutto muove, che tuuto attiva, è quella forza senza la quale non c’è vita. L’energia del sole è Prana, l’energia del vento è Prana, l’energia dell’acqua è Prana, l’energia della terra è Prana, l’essere vivente vive finchè c’è Prana nel suo organismo, quando cessa il Prana cessa la vita.

Pertanto è di vitale importanza mantenerla attiva e armoniosamente fluida per assicurare la vita in primo luogo, ma anche una vita in salute, intesa come benessere fisico e mentale.
Yama è la parola che in questo contesto significa controllo. Pertanto Pranayama è l’arte del controllo dell’energia vitale.
I maestri Yoga oltre ad aver individuato in questa energia la forza vitale, hanno realizzato che il veicolo attraverso cui poter venire in contatto con questa energia vitale è il respiro.

Il respiro è perciò la funzione attraverso cui assimilare e fissare il Prana nel corpo, affinché possa essere poi messo in fluida circolazione.Ciò che però rende il Pranayama unico, è il fatto che ci rende consapevoli di quanto la respirazione e la mente siano collegate.
In generale lo stato della mente influenza la respirazione che, nei momenti di eccitazione, diventa agitata e superficiale, quando invece la respirazione è lenta e profonda, la mente è calma.
L’Hatha-Yoga Pradhipika 2-II dice: “ Quando il respiro è irregolare la mente è instabile, ma quando il respiro è tranquillo così è la mente.

Nel Pranayama la respirazione è usata per modificare lo stato mentale. La mente viene esercitata a seguire il percorso del respiro e, in questo modo, i pensieri sparsi vengono incanalati interiormente.
L’effetto calmante che il Pranayama produce sulla mente induce uno stato di tranquillità che, con una pratica costante, si prolunga e si approfondisce, verso un percorso di interiorizzazione e relativi stati di coscienza in grado di produrre il distacco dei sensi dagli oggetti, proprio dello stadio che Patanjali chiama Pratihahara e che rappresenta la condizione affinché possa avere luogo quella meravigliosa esperienza chiamata Meditazione.

Il primo obbiettivo del pranayama è quello di riconquistare la giusta e naturale funzione respiratoria.L’obbiettivo finale è, attraverso il controllo del flusso del Prana, far evolvere la coscienza da quella inferiore, o materiale, a quella superiore o spirituale. E così si possono manifestare tutte le positive potenzialità inespresse.

 

 

BUONA PRATICA                                                  HARE OM

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