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Yoga e propriocezione

La propriocezione e le asana yoga 

Il sistema nervoso, per far funzionare il nostro organismo, ha bisogno di rilevare continuamente ciò che succede sia nel mondo esterno, sia in quello interno. Quando parliamo dei nostri sensi, in genere ci riferiamo a gusto, olfatto, tatto, udito e vista, ma questi cinque sensi sono tutti rivolti ad una analisi del mondo esterno, mentre ne esiste almeno un altro che è interamente dedicato a rilevare le nostre sensazioni interne. Viene chiamato propriocezione. Il tipo di rapporto che stabiliamo con questo che spesso viene considerato “sesto senso”, ha un ruolo primario nella nostra esistenza.

Nella parte iniziale della nostra vita siamo impegnati a elaborare un’identità a cui poter far riferimento, e questo ci porta spesso a lottare con il nostro corpo e le sue sensazioni per riuscire a diventare ciò che la nostra mente ci chiede di essere, ancor di più se abbiamo fatto nostre le aspettative della famiglia e del contesto sociale. Se in tali contesti, viene apprezzato maggiormente chi si mostra attivo, sicuro, dentro le tendenze del momento, allegro e con tanti amici sul web, la mente cercherà di evitare e rimuovere tutte quelle sensazioni provenienti dall’interno del corpo ritenute incompatibili con queste  qualità.

Nel corso della nostra esistenza abbiamo invece due possibilità. Continuare in questo processo di caratterizzazione a senso unico del personaggio che la mente prevede per noi, rischiando di assomigliare, nel nostro piccolo, a quelle  personalità che interpretano se stesse anche fuori dal palcoscenico. Oppure possiamo fare l’esatto contrario: permettiamo alla propriocezione di informare la mente, e andiamo a cercare le sensazioni interne proprio perché capaci di rivelarci qualcosa di noi, accogliendo così anche il nostro bisogno di rallentamento, calma, ricettività e non solo di attivismo sfrenato, vivere anche i sentimenti di tristezza e malinconia, e non solo di allegria, assecondare il bisogno di isolamento e introspezione, e non solo di relazioni.

La propriocezione, soffermando il pensiero nel sentire l’interezza del corpo, ci rivela chi siamo diventando così una bussola per ritrovare la strada di casa. Diventa cioè lo strumento più giusto e affidabile a nostra disposizione per riuscire ad affrancarci progressivamente dal nostro «personaggio» ed essere sempre più autenticamente noi stessi.

Un passaggio particolare 

In sintesi, dedichiamo una buona parte della nostra vita a inibire le sensazioni interne per seguire  un’idea della mente e, se fortunati, un’altra parte a recuperare e valorizzare tali sensazioni e permettere all’ego di porsi al servizio del corpo e di ciò che in realtà siamo.

Tra queste due fasi c’è una sorta di giro di boa. Quel particolare momento in cui la nostra esistenza può finalmente prendere una piega verso l’autenticità. Una svolta a 180 gradi, in cui passiamo dal cercare di essere chi mentalmente «vogliamo», a cercare di essere chi realmente «siamo».

 

Lo yoga trascendere la sofferenza e le sfide della vita 

La caratteristica della vita è quella di essere costituita da gioie(Dukha) e dolori(Sukha)

Non esiste vita senza afflizioni (sofferenze) e sfide – la sofferenza crea la sfida per superare la sofferenza. Yoga è definito ciò che porta a vincere le afflizioni. Yoga è saper accogliere la sfida per andare oltre le miserie della vita.

La strada indicata dallo yoga (Dharshana) si basa sulla conoscenza, la diretta conoscenza della realtà.

Secondo l’analisi yoga ci sono due disturbi portatori di afflizioni:

  1. Disturbi esterni
  2. Disturbi interni

I disturbi esterni derivano dagli elementi climatici o patogeni. O dagli altri esseri viventi

I disturbi interni derivano dalla mente

Riguardo ai disturbi esterni possiamo solo riconoscerli.

Riguardo ai disturbi provenienti da altri esseri viventi possiamo evitarli tramite la discriminazione tra chi ci porta beneficio e chi porta afflizioni.

Riguardo ai disturbi interni considerato che la mente è costantemente incline a muoversi nello spazio, tra passato, presente e futuro, oscillando tra gioie e dolori (Dukha -Sukha) porta con sé tante più afflizioni quanto più si muove.

Lo Yoga è una scienza esatta basata sull’esperienza ottenuta dalla pratica applicazione dei suoi principi, infatti riguardo ai disturbi provenienti dalla mente, si avvale della propriocezione, attraverso strumenti come  le asana, il pranayama e la meditazione per educare la mente a non muoversi continuamente all’esterno da un oggetto o desiderio all’altro, ma piuttosto fermarsi, per realizzare la realtà presente dentro se stessi.

Nella nostra pratica personale, possiamo avere “obbiettivi immediati” e “obbiettivi a lungo termine”:
a) Gli obiettivi immediati riguardano: dolori, tensioni, emozioni, costrizioni e chiusure che possiamo cercare di risolvere immediatamente, con l’aiuto di aperture, allungamenti, rilassamenti.
b)  Gli obiettivi a lungo termine, invece, possono portarci all’apertura dei centri energetici presenti nel nostro corpo(vedi post sui chakra); poichè partendo dal corpo, possiamo raggiungere le nostre attività mentali, le emozioni ed i pensieri.
Buona Vita

M.to Felice Vernillo

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