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Integrare lo yoga nella vita

Integrare yoga e vita

L’essenza dello Yoga integrale

Un serio Sadhaka una volta aver padroneggiato i primi “anga” o stadi come Asana, Pranayama e Pratyhara deve necessariamente realizzare che, in questo campo talmente fuori dal comune, non è sufficiente volere. Deve apprendere la perseveranza e, soprattutto, conoscere i diversi fattori che contribuiscono alla perdita dello stato interiore ottenuto. Poiché anche dopo aver compreso la direzione verso cui indirizzare i propri sforzi, egli conserva sempre le abitudini e le tendenze non ancora trasformate, tendenze che appesantiscono e riprendono il predominio al minimo stimolo proveniente dall’esterno, impedendogli così di diventare abbastanza forte di fronte alle sfide che gli presenta la vita quotidiana.

E’ allora che deve imparare la vera umiltà, che consiste nel perseverare nella pratica, malgrado i fallimenti che subisce continuamente. Oltre a ciò, non deve mai sentirsi troppo sicuro di sé stesso, se gli succede in certi momenti di sfiorare stati interiori elevati che non gli sono consueti in modo da evitare, una volta svaniti, di scivolare in un sentimento di sconfitta che gli impedirebbe in seguito di riprendersi di fronte alle proprie limitazioni e agli aspetti di sé stesso non ancora trasmutati. Il ricercatore a un certo punto deve  necessariamente arrivare a riconoscere, sia all’interno che all’esterno di se stesso, le diverse insidie che provocano la sua caduta e si appoggi, per quanto possibile, sul sentimento che può aiutarlo a rimanere incrollabile, in qualunque condizione possa venire a trovarsi.

Ciò mette in evidenza la necessità di considerare fondamentale (al pari di asana, pranayama, prathihara), la pratica quotidiana di Samyama (Concentrazione, Meditazione e Samadhi), se  desidera  che la sua Sadhana conduca a stabilizzare sempre di più il suo stato di risveglio interiore.Un sincero Hatha Yogi deve aver sperimentato e compreso, almeno a un certo livello, lo stato di profonda presenza e di intensa concentrazione necessario in una vera meditazione; deve lottare continuamente per raggiungere e mantenere questo stato di risveglio e di presenza non abituali mentre esegue le diverse asana e, in particolare durante la pratica del pranayama, altrimenti, senza esserne consapevole, rischia di eseguire le posizioni di hatha-yoga nel proprio stato abituale con il rischio di cristallizzare ancora più il proprio usuale stato d’essere, con la percezione delle tendenze indesiderabili. Asana e Pranayama devono quindi essere sempre effettuati con il massimo di presenza interiore e di silenzio mentale. Per ottenere ciò, l’aspirante deve dedicarsi necessariamente anche alla pratica della meditazione.

La tendenza riscontrata ai giorni nostri in molti ricercatori, consiste nel confondere sapere con conoscenza, poiché sapere vuol dire essere versati nella conoscenza letteraria e filosofica,  mentre conoscere, vuol dire fare direttamente l’esperienza. Infatti molti praticanti dopo un primo periodo di pratica della meditazione, hanno sempre la stessa lamentela: “la mia mente corre qua e là, essa non riesce a fermarsi sull’oggetto della concentrazione”. Questo avviene perché il ricercatore è conscio di un solo aspetto della concentrazione, egli non é consapevole del secondo e più ampio aspetto.

  • Il primo aspetto della concentrazione è la tecnica. Quando si pratica una asana, si cerca di essere stabili con mente concentrata. Il corpo dovrebbe essere stabile senza nessun disturbo in grado di distrarre la mente.
  • Il secondo aspetto della concentrazione appartiene alla rimanente parte delle ventiquattro ore della giornata. Ponendosi le domande: “durante il resto della giornata su cosa è focalizzata la mia mente? È lasciata nel suo stato di incontrollabile dispersione o sto cercando di darle una definita direzione, verso la mia presenza interiore?”

Il segreto del successo della  Sadhana  sta nell’integrazione di questi due aspetti e attendere poi il risultato!

“L’oscurità non esiste dove arrivano i raggi del sole. Allo stesso modo, dove arriva la luce della consapevolezza non può esserci l’oscurità delle afflizioni mentali”.

Buona Vita!

Arjun Yogi

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