La scienza dello yoga

 Gli antichi insegnamenti dello Yoga di Patanjali

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Patanjali è considerato il “padre dello yoga” poiché è colui che ha dato il via alla diffusione dello yoga componendo il manoscritto yoga per eccellenza (Yoga Sutra  P.Y.S.) redatto in versetti chiamati Sutra, attraverso di essi ha tracciato con scientifica chiarezza il sentiero chiamato “Raja Yoga”,  delineando il cammino che lo yogi deve percorrere per giungere alla liberazione dal condizionamento mentale. Nei sutra dello yoga ci descrivono i metodi per superare le sofferenze del corpo e le fluttuazioni della mente: gli ostacoli allo sviluppo spirituale per realizzare “lo stato di equilibrio permanente e in pace”, l’unico stato in grado di rispondere alla eterna ricerca dell’essere umano; la libertà dalla sofferenza.

 

Patanjali con il suo trattato composto di “Sutra – Versetti” ha permesso a questi insegnamenti, fino ad allora tramandati solo oralmente, di giungere fino ai giorni nostri.

Le parole di Patanjali sono dirette e originali e, secondo la tradizione di origine divina. Dopo più di venti secoli rimangono fresche, affascinanti e sempre interessanti, e così rimarranno per i secoli a venire.

I 196 aforismi o sutra di Patanjali coprono tutti gli aspetti della vita: cominciano prescrivendo una regola  di condotta  precisa e terminano con la visione del vero sé dell’uomo. Ciascuna parola di ogni sutra è consapevole e precisa. Come ogni goccia di pioggia contribuisce a formare un lago, così ogni parola contenuta nei versetti contiene un tesoro di pensiero e di esperienza indispensabile per la comprensione dell’insieme.

Patanjali scrisse su tre soggetti: Grammatica, Medicina e Yoga. I sutra dello yoga, il culmine del suo lavoro, contengono l’essenza della conoscenza umana. Come perle infilate in un filo, i sutra dello yoga formano una preziosa collana, un diadema di saggezza illuminante.

Grazie a Patanjali lo Yoga è considerata una scienza che indica all’essere umano la strada più congeniale per eliminare le sue afflizioni fisiche e mentali, per ottenere uno stato di perfezione, libertà e beatitudine.

lo Hatha pradipika di Swatmarama, un altro importante testo di riferimento che riguarda la natura dello Hatha Yoga, disciplina che ha a che fare con l’intero individuo e con la sua spiritualità, afferma che le asanas vanno praticate solo alla luce del Raja Yoga di Patanjali e prosegue affermando che può parlare di Yoga solo chi ne ha fatto esperienza.

 

Per questo è fondamentale sapere che la pratica yoga non è una pratica di un’ora o di un seminario di asana, ma uno stato esteso alla vita di tutti i giorni. Si possiede un corpo e una mente, lo si usa, ma proprio per l’uso che se ne fa il corpo tende a perdere il suo naturale stato di equilibrio, tende ad accumulare impurità fisiche, organiche, emotive e mentali, ed è quindi necessario ricondurlo continuamente verso il suo naturale stato equilibrato.

Nello Hatha Yoga ci viene insegnato a prenderci cura del corpo prima che si ammali, prima di diventare dei pazienti.

Ecco perché ai praticanti è richiesta la conoscenza di un testo fondamentale come gli Yoga Sutra di Patanjali, per valutare le proprie capacità di integrare nella pratica personale i principali concetti in esso esposti. Consapevoli che pratica e conoscenza sono come le due ali necessarie per volare.

Per affermare il principio secondo cui pratica e conoscenza devono rappresentare l’essenza della disciplina yoga,  iniziamo lo studio di questo essenziale trattato: P.Y.S. (Patanjali Yoga Sutra).

 

Il testo è diviso in 4 capitoli o Pada (parte o quarto), che trattano l’arte, la scienza e la filosofia della vita.  Il primo “Samadhi Pada”, il secondo “ Sadhana Pada”, il terzo “ Vibhuti  pada”, il quarto “ Kaivalya Pada”.

I 196 Sutra che compongono l’intera opera, sono concisi, precisi, profondi e sinceri nella presentazione. Ciascuno contiene una ricchezza di idee e saggezza per guidare l’aspirante (Sadaka) verso una completa conoscenza della sua vera natura, al di là della propensione comune.

L’opera letteraria Yoga Sutra di Patanjali, così come la tradizione indiana vuole, gli obiettivi finali vengono sempre presentati all’inizio.

Sappiamo che quello a cui tutti noi miriamo come persone mature è  la pace, la tranquillità, l’armonia, l’equilibrio, una condizione che in sanscrito prende il nome di Samadhi. Samadhi è un termine che riassume tutti questi stati legati all’equilibrio ed alla pace interiore, il titolo del primo capitolo è appunto “Samadhi Pada” e contiene quegli aforismi che ci aiutano a capire qual’é l’obiettivo che la pratica Yoga ci può aiutare  a raggiungere.

Il secondo capitolo indica quali sono i mezzi grazie ai quali è possibile ottenere il cosiddetto stato yoga; equilibrio permanente in pace, quali le tecniche, le pratiche ed il giusto approccio per ottenere questo stato di realizzazione.

Il titolo del secondo capitolo è: “Sadhana Pada” Durante ogni percorso di autorealizzazione è inevitabile che lungo il cammino insorgano difficoltà, problemi ed ostacoli. Nel terzo capitolo, il “Vibhuti  Pada” si parla proprio di questi ostacoli che rendono difficile il raggiungimento di uno “stato superiore“. Ma una volta raggiunto lo “Stato”, non ci si ferma lì, o si va oltre o si retrocede. Di questo si parla nel quarto capitolo, il “Kaivalya  Pada”.

Raggiunto uno scopo, un obiettivo, viene spontaneo chiedersi cosa viene dopo, come procedere oltre, infatti l’ultimo capitolo cerca di spiegarci che una volta raggiunto uno stato equilibrato ed armonioso, si può andare oltre e cosa si può trovare al di là. Tutti questi concetti vengono esposti attraverso termini sanscriti:

Samadhi              uno stato di stabilità ed equilibrio permanente

Sadhana               cosa fare per raggiungere questo stato

Vibhuti                gli ostacoli che insorgono lungo il cammino

Kaivalya              il risultato dello stato di “Samadhi”

…Continua

 

Y.M. Felice Vernillo

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