I Bandha nello Yoga

I Bandha nella pratica yoga

Lo hatha yoga è costituito da Asana, Pranayama, Bandha , Mudra, Kriya, rilassamento.

Hathapradhipika; Cap.I° V. 2 : “Lo scopo della pratica dello Hatha-Yoga è il raggiungimento del Raja-Yoga”

I Bandha sono tecniche  dello Hatha Yoga, consistono nella contrazione di determinate parti del corpo, caratterizzate da una specifica azione a livello neuro-muscolare, in associazione con alcune Asana e, soprattutto associate al pranayama favorendo equilibrio e consapevolezza.

Bandha significa: legame, allacciare. Nella terminologia yoga, la si usa per indicare delle specifiche chiusure fisiche volontarie che coinvolgono determinati gruppi di muscoli e tendini. Queste chiusure si utilizzano per canalizzare in modo ottimale il respiro e l’energia pranica da esso risvegliata. I bandha hanno un enorme impatto sia sul sistema fisico e nervoso, che su quello energetico, mentale, emozionale e spirituale.

I Bandha sono quattro:

  1. Jalandhara Bandha
  2. Mula Bandha
  3. Uddhyana Bandha
  4. Maha Bandha

Tutti questi Bandha, menzionati nei testi di hatha-yoga, sono essenziali per la pratica del pranayama, in quanto contribuiscono alla distribuzione dell’energia e allo stesso tempo impediscono la sua dispersione.  Mentre dal punto di vista fisico svolgono una importantissima funzione di contrasto alle pressioni interne prodotte dalle ritenzioni del respiro, in particolare quella sul muscolo cardiaco e quella sul pavimento pelvico.

 

 JALANDHARA BANDHA

Chiusura del passaggio dell’aria nella gola.    

  • Jala = flusso, rete
  • Dhara = trattenere, sostenere, o anche “porta superiore”
  • Bandha = legame

Questi tre termini “Jala”, “Dhara”, “Bandha” si riferiscono alla rete di dei canali(Nadi), entro cui scorre l’energia vitale.

Jalandhara Bandha si esegue durante un’ apnea (o a polmoni pieni, oppure, a polmoni vuoti) chiudendo la gola mediante l’abbassando del mento verso il petto. In questo modo si riduce la pressione arteriosa verso il cervello; i battiti del cuore rallentano e la mente si calma.

Jalandhara bandha opera in corrispondenza del chakra della gola (Vishuddhi).

I TESTI CLASSICI

Lo Hathapradhipika Cap.III v.69-70-71-72 così recita:

“Chiudendo il passaggio della gola, fissare fermamente il mento contro il petto. Esso previene l’invecchiamento e la morte precoce. Si chiama jalandhara poiché lega la rete dei canali (sia fisici che energetici), arrestando il flusso discendente del fluido (che proviene) dall volta(cervello)del loto dai mille petali(Susumna chakra), mettendo fine a tutti i dolori provenienti dalla gola e spingendo verso l’alto le correnti di energia vitale che passano per il collo. Grazie a Jalandhara il nettare che discende dal cervello non cade nel fuoco digestivo e, grazie al controllo delle energie vitali si risveglia Kundalini”.

I trattati classici di hatha-yoga rappresentavano più un promemoria per l’adepto, piuttosto che manuali tecnici particolareggiati. La specificità delle istruzioni veniva impartita e guidata direttamente dal Guru. Pertanto non è semplicemente l’atto meccanico che porta alla realizzazione di jalandhara bandha.

Poiché il Pranayama agisce su aspetti fisiologici e psicologici profondi, è essenziale una guida che ne conosca le sfumature. Una guida sicura (così come vuole la tradizione) affinché possa assicurare che non si commettano errori dannosi. L’esperto insegnante è in grado di adattare le tecniche alle necessità specifiche del praticante, che sia principiante o avanzato.

 

TECNICA

Secondo gli insegnamenti tradizionali si deve partire seduti in una posizione meditativa avanzata (siddhasana o padmasana) con le ginocchia che appoggiano al pavimento. Quando non si è ancora in grado di eseguire tali asana per lungo tempo, è consigliato assumere quella più semplice a gambe incrociate; Svastikasana.

Jalandhara Bandha viene praticata dopo una ispirazione che dopo una espirazione, sia per il Kumbhaka a polmoni pieni che per quello a polmoni vuoti.

  • Seduti in una posizione a gambe incrociate.
  • Appoggiare le mani sulle ginocchia
  • inspirare o espirare profondamente dalle narici, al termine dell’atto respiratorio, bloccare il respiro e ingoiare la saliva
  • Piegare il capo e posizionare il mento sulla fossa della parte alta dello sterno
  • I muscoli anteriori del collo rimangono compressi per tutta la durata dell’esercizio
  • Mantenere braccia e spalle rilassate
  • Tenere la posizione per il tempo del Kumbhaka

Sollevando la testa rilasciare la chiusura del mento, e lentamente inspirare o espirare dal naso.

 

Benefici:

  • Protegge il cervello, gli occhi e le orecchie interne dalla pressione del respiro trattenuto
  • Stimola la produzione di ormoni tiroidei, indispensabili al metabolismo cellulare e al processo di crescita
  • Rende la mente calma.

 

Controindicazioni del Kumbhaka

I Kumbhaka nella pratica dello yoga e sono controindicati per chi soffre di problemi cardiaci, pressione alta o bassa, disturbi circolatori, ernie, problemi agli occhi/orecchie, o durante la gravidanza, richiedendo cautela e progressione lenta per evitare disturbi al sistema nervoso o respiratorio, specialmente con ritenzioni prolungate. 

Per saperne di più –>!

Buona Pratica

…Continua con Mula Bandha

Y.M. Felice Vernillo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto